“…e ti ringrazio dell’affetto che mi dimostri….che ricambio”

Una frase di circostanza…io odio le frasi di circostanza, sono parole morte, sono individualiste e reazionarie.
Vuoi che non cambi mai un cazzo? Usa frasi di circostanza e comportati di conseguenza.

Nelle frasi fatte (parole cotte e mangiate come direbbe una delle scrittrici più amate in Italia) non c’è vita, non c’è pazzia, sesso, odio, non c’è niente. Parole banali che rappresentano l’equidistanza perfetta da qualsiasi coinvolgimento personale, un espediente per non compromettersi in nessun modo, pensando di dimostrare al contrario un interesse sincero o peggio ancora una certa dimestichezza con la vita e le sue problematiche (confidando sul fatto che chi ascolta sia così pirla da crederci).

Dopo esser stato tamponato da un suo compagno di classe al termine di una cena di fine anno scolastico il futuro perito elettrotecnico A. S. scese dalla macchina e gridò “Ma chi ti ha dato la patente??” (lo so perché c’ero anch’io a quella cena). Il futuro perito elettrotecnico A.S. dimostrò così a noi tutti di essere una persona sgradevole e di essersi meritato il tamponamento.

Le frasi fatte smascherano le nostre miserie e per questo motivo vanno combattute, come? Giocando per esempio, giocandoci su (bella frase…non fatta)

“…e ti ringrazio dell’affetto che mi dimostri….che ricambio”. Possiamo allora dire che l’affetto è un pezzo di ricambio, uno dei tanti che compongono l’essere umano.

“Mi si è rotta la simpatia”
“Vai a prenderne una nuova”
“Saranno cazzi miei, cosa fare con le mie cose!”  (ovvio)

Oppure:

“Lo sapevo, non mi funziona più l’ottimismo. L’avevo appena cambiato e si è già rotto, l’ho usato troppo dovevo immaginarlo…non troverò più un pezzo così bello, non ce la farò mai a colmare questo vuoto”

O ancora:

“Diventa anche tu -donatore di tolleranza- un piccolo gesto, un grande aiuto per l’infinità di teste di cazzo che ne sono sprovviste”

E si potrebbe continuare (e vi sfido a farlo) ma soprattutto mi viene voglia di ringraziare Gianni Rodari che di questo mondo mi ha spalancato la porta tanto tempo fa. Se non l’avete ancora fatto leggete “La grammatica della fantasia”